Archive for April, 2009

Grande Inganno: Terza Puntata

Perché in USA sì è in Italia no? Ovvero, perché i metodi applicati negli Stati Uniti per i programmi di affiliazione funzionano e in Italia, se vengono semplicemente ricalcati, stentano a decollare o falliscono?

Le risposte sono chiare e lampanti grazie alla guida che stiamo analizzando e si possono sintetizzare in parole povere così:

-         negli Stati Uniti ci sono centinaia di buoni produttori che offrono programmi di affiliazione, e nel mucchio, per cominciare, non è difficile individuare nicchie scarsamente concorrenziali

-         gli stessi produttori che offrono affiliate program si preoccupano di spiegare nei dettagli il metodo ADwords

I dettagli di questi ingredienti li trovate su Grande Inganno. A causa alla scarsità di informazioni, sempre uguali, sempre troppo semplificate, sempre indotte a sorreggere il concetto dell’immediatezza e velocità, in Italia si è creata la situazione opposta: pochi concorrenti agguerriti, nessuno dei quali è disposto a vendere il proprio know-how.

Ciò si traduce in quello che viene definito Grande Inganno e che verrà spiegato nelle puntate successive. Ora vorrei soffermarmi sui giudizi che si possono trarre da questa situazione, partendo da un quesito.

Oggi c’è qualcuno in Italia che guadagna realmente con i programmi di affiliazione? Escludiamo Adsense, anche se il modello è simile non includiamolo in questo conteggio. Non so se Zanox e Tradedoubler in Italia stiano avendo un reale successo, soprattutto in quella fascia di piccoli operatori che non possiedono i requisiti di alta visibilità e traffico dei grandi gruppi editoriali.

Eppure qualcuno sarà riuscito a guadagnare, nonostante questa empasse così ben descritta dalla guida di Marsala e De Veglia. Quello che cercherei di capire, anche con l’aiuto dei nostri lettori, prima di proseguire nell’analisi e scoprire cosa si cela dietro al Grande Inganno, è l’ammontare derivante dall’affiliate marketing in Italia.

Alcuni dati forniti, se non sbaglio, da Nielsen, associavano all’Affiliate Marketing italiano una cifra non lontana dai 40 milioni di Euro per il 2006. Ma vorrei capire quale margine della torta è in mano ai piccoli editori, a quelli che come me e come voi gestiscono un piccolo sito/blog e sperano di incamerare qualche euro con i programmi di affiliazione, associandoli magari ad ADwords.

Volete contribuire a questa ricerca? Cercate! La Rete è una miniera di informazioni, proviamo a capire quanto vale realmente l’Affiliate Marketing in Italia, e poi ripartiamo con l’analisi dell’ebook Grande Inganno.

Grande Inganno: Seconda Puntata

L’affiliazione è il metodo più diffuso in Italia da chi propone soluzioni per il guadagno online. Questa pervasività è dovuta, secondo lo studio di Marsala e De Veglia, a quattro fattori principali. Il più importante tra questi è, a mio modo di vedere, l’essere un business “automatico”, ovvero che promette una rendita a fronte – in teoria – di un tempo speso pari a zero.

Tutti o quasi gli affiliate program garantiscono rendite variabili (da una buona integrazione ad uno stipendio intero!) assicurando che tutto ciò che dovremo fare sarà inserire un banner all’interno del nostro sito. Pochissimi (equiparabili a zero) sprecano tempo avvisando il prossimo neo-affiliato che per trasformare il proprio sito in uno strumento di guadagno sarà fondamentale la quantità e la qualità del traffico generato.

Questo accostamento confusionario tra affiliate marketing e facilità e comodità di guadagno ha fatto perdere la bussola al settore, che adesso rischia di trasformarsi da grande inganno a grande flop, risucchiato dal buco nero venutosi a creare per superficialità e ignoranza.

Tale stato di cose ha contribuito inoltre alla diffusione di dati e numeri irreali, soprattutto nei casi di affiliazione legata ad Adwords: chi non conosce a fondo AdWords tende a fidarsi dei calcoli proposti sul primo ebook scaricato, trovandosi poi, nella quasi totalità dei casi, a spendere più di quanto riesca a guadagnare. Il caso più classico è la promessa di una % di vendita legata ad un costo per click troppo basso: viene spiegato per filo e per segno nell’ebook Grande Inganno, e ora che sono arrivato a pagina 13 sono quasi convinto di consigliarvi il download.

Un concetto fondamentale è quello relativo alla pre-targhetizzazione (che affronteremo successivamente) e al funzionamento del modello statunitense. L’argomento mi sta appassionando e ormai sento il bisogno di arrivare in fondo! Continuate a seguirci nella terza puntata!

Grande Inganno: prima puntata

Oggi ho scaricato Grande Inganno. La guida di Giulio Marsala e Marco De Veglia che spiegano alla platea cosa c’è dietro i metodi di “arricchimento facile” pubblicizzati su Internet da un gran numero di “sciacalli in buona fede”. 28 pagine che ho deciso di leggere con attenzione e riassumere – commentandole – proprio qui su DiventareRicchi. Un know-how condiviso e – spero – apprezzato da tutte le parti in causa, per capire facendo brainstorming sul web quali siano i reali problemi dei programmi di affiliazione in Italia.

Ho deciso di dedicarmi a questa guida non per farvi un regalo di Natale, ma perchè i presupposti sono molto simili ai concetti espressi nei miei post: il guadagno facile e immediato non esiste.

Alla fine di questa analisi scopriremo se tale presupposto coincide con la tesi, se ci sono dei punti d’unione e discrepanze da chiarire, invitando se possibile gli autori della guida a dire la loro sul nostro blog. L’intento è quello di contribuire a fare cultura sul mondo del “fare soldi online”.

Nella prima parte della guida Marsala e De Veglia si occupano dei motivi che hanno portato alla realizzazione dell’ebook Grande Inganno. Tutto comincia quando loro stessi si sono resi conto che nel modello di business adottato in Italia nei programmi di affiliazione reperibili online, qualcosa stava andando drammaticamente storto. Il dubbio è sovvenuto durante la pianificazione di un programma affiliate famoso e già citato in queste pagine: www.affiliazionevincente.com .

I due autori ammettono – se interpreto bene il loro scritto – di aver preso un pò alla leggera la faccenda, pensando di riuscire a mettere in piedi il programma in due mesi e ritrovandosi dopo quasi sei mesi in piena fase di analisi e testing.

Tutto perchè si sono accorti di un’anomalia nei più comuni programmi di affiliazione italiani: il tentativo mal riuscito di fare cut&paste dei modelli statunitensi, senza tener conto del fatto che “non tutto quello che proviene dall’estero funziona in Italia”.

Tipica falla dei business nostrani, che si ripercuote anche nel mondo affiliate: semplificare copiando modelli e piani già esistenti, senza tenere in minima considerazione gli aspetti socioeconomici che contraddistingono il nostro paese. Pare infatti che, secondo gli studi dell’accoppiata Marsala De Vaglia, i creatori di ebook sui quali vengono strutturati i programmi affiliate si limitano a studiare qualche manuale “made in USA” traducendo i contenuti in italiano, senza preoccuparsi troppo di testare il reale funzionamento sul mercato.

Tutto ciò ha creato, a mio parere, un vuoto di conoscenza che ha determinato a sua volta il proliferare di due anime forzatamente complici, ma agli antipodi, nel mondo affiliate:

  • gli affiliati, spaesati e spesso ignoranti;
  • i gestori dei programmi, superficiali e in cerca di visibilità;

Nei primi non c’è stupidità, nei secondi non c’è malafede. E’ il mercato italiano, con le sue approssimiazioni e i suoi difetti congeniti, a far convivere i due mondi. Quello che cercheremo di fare è aumentare il livello di cultura (almeno di chi ci legge!) per evitare che l’affiliate marketing in Italia venga declassato e sia confuso con un qualunque metodo di spamming advertising.