L’affiliazione è il metodo più diffuso in Italia da chi propone soluzioni per il guadagno online. Questa pervasività è dovuta, secondo lo studio di Marsala e De Veglia, a quattro fattori principali. Il più importante tra questi è, a mio modo di vedere, l’essere un business “automatico”, ovvero che promette una rendita a fronte – in teoria – di un tempo speso pari a zero.

Tutti o quasi gli affiliate program garantiscono rendite variabili (da una buona integrazione ad uno stipendio intero!) assicurando che tutto ciò che dovremo fare sarà inserire un banner all’interno del nostro sito. Pochissimi (equiparabili a zero) sprecano tempo avvisando il prossimo neo-affiliato che per trasformare il proprio sito in uno strumento di guadagno sarà fondamentale la quantità e la qualità del traffico generato.

Questo accostamento confusionario tra affiliate marketing e facilità e comodità di guadagno ha fatto perdere la bussola al settore, che adesso rischia di trasformarsi da grande inganno a grande flop, risucchiato dal buco nero venutosi a creare per superficialità e ignoranza.

Tale stato di cose ha contribuito inoltre alla diffusione di dati e numeri irreali, soprattutto nei casi di affiliazione legata ad Adwords: chi non conosce a fondo AdWords tende a fidarsi dei calcoli proposti sul primo ebook scaricato, trovandosi poi, nella quasi totalità dei casi, a spendere più di quanto riesca a guadagnare. Il caso più classico è la promessa di una % di vendita legata ad un costo per click troppo basso: viene spiegato per filo e per segno nell’ebook Grande Inganno, e ora che sono arrivato a pagina 13 sono quasi convinto di consigliarvi il download.

Un concetto fondamentale è quello relativo alla pre-targhetizzazione (che affronteremo successivamente) e al funzionamento del modello statunitense. L’argomento mi sta appassionando e ormai sento il bisogno di arrivare in fondo! Continuate a seguirci nella terza puntata!