Filosofia per arricchirsi

Grande Inganno: prima puntata

0

Oggi ho scaricato Grande Inganno. La guida di Giulio Marsala e Marco De Veglia che spiegano alla platea cosa c’è dietro i metodi di “arricchimento facile” pubblicizzati su Internet da un gran numero di “sciacalli in buona fede”. 28 pagine che ho deciso di leggere con attenzione e riassumere – commentandole – proprio qui su DiventareRicchi. Un know-how condiviso e – spero – apprezzato da tutte le parti in causa, per capire facendo brainstorming sul web quali siano i reali problemi dei programmi di affiliazione in Italia.

Ho deciso di dedicarmi a questa guida non per farvi un regalo di Natale, ma perchè i presupposti sono molto simili ai concetti espressi nei miei post: il guadagno facile e immediato non esiste.

Alla fine di questa analisi scopriremo se tale presupposto coincide con la tesi, se ci sono dei punti d’unione e discrepanze da chiarire, invitando se possibile gli autori della guida a dire la loro sul nostro blog. L’intento è quello di contribuire a fare cultura sul mondo del “fare soldi online”.

Nella prima parte della guida Marsala e De Veglia si occupano dei motivi che hanno portato alla realizzazione dell’ebook Grande Inganno. Tutto comincia quando loro stessi si sono resi conto che nel modello di business adottato in Italia nei programmi di affiliazione reperibili online, qualcosa stava andando drammaticamente storto. Il dubbio è sovvenuto durante la pianificazione di un programma affiliate famoso e già citato in queste pagine: www.affiliazionevincente.com .

I due autori ammettono – se interpreto bene il loro scritto – di aver preso un pò alla leggera la faccenda, pensando di riuscire a mettere in piedi il programma in due mesi e ritrovandosi dopo quasi sei mesi in piena fase di analisi e testing.

Tutto perchè si sono accorti di un’anomalia nei più comuni programmi di affiliazione italiani: il tentativo mal riuscito di fare cut&paste dei modelli statunitensi, senza tener conto del fatto che “non tutto quello che proviene dall’estero funziona in Italia”.

Tipica falla dei business nostrani, che si ripercuote anche nel mondo affiliate: semplificare copiando modelli e piani già esistenti, senza tenere in minima considerazione gli aspetti socioeconomici che contraddistingono il nostro paese. Pare infatti che, secondo gli studi dell’accoppiata Marsala De Vaglia, i creatori di ebook sui quali vengono strutturati i programmi affiliate si limitano a studiare qualche manuale “made in USA” traducendo i contenuti in italiano, senza preoccuparsi troppo di testare il reale funzionamento sul mercato.

Tutto ciò ha creato, a mio parere, un vuoto di conoscenza che ha determinato a sua volta il proliferare di due anime forzatamente complici, ma agli antipodi, nel mondo affiliate:

  • gli affiliati, spaesati e spesso ignoranti;
  • i gestori dei programmi, superficiali e in cerca di visibilità;

Nei primi non c’è stupidità, nei secondi non c’è malafede. E’ il mercato italiano, con le sue approssimiazioni e i suoi difetti congeniti, a far convivere i due mondi. Quello che cercheremo di fare è aumentare il livello di cultura (almeno di chi ci legge!) per evitare che l’affiliate marketing in Italia venga declassato e sia confuso con un qualunque metodo di spamming advertising.

La ricchezza delle Nazioni, e la nostra?

2

“Il lavoro è dunque la misura reale del valore di scambio di tutte le merci.”

La ricchezza delle Nazioni è un testo che andrebbe non solo letto, ma digerito, interpretato e approfondito. Un pò come Il Capitale, è un testo che fa parecchia macroeconomia per poi scendere nel dettaglio, arrivando a sostenere ad esempio, la diversa sussistenza del lavoratore a seconda del tipo di società in cui è inserito (liberale o stazionaria).

In questo caso il masterpiece di Smith è un pretesto per chiederci quale sia per noi il reale peso della ricchezza. In passato ho parlato di unità oraria e della nostra facoltà di incrementare la nostra produttività ed efficacia/efficienza (grazie ad un nostro caro utente la differenza è stata spiegata ed è assodata). Tutti quindi si ridurrebbe alla nostra capacità di fare più cose in meno tempo, mantenendo lo stesso grado di qualità e di soddisfazione di committenti e clienti.

Ma che valore diamo alla ricchezza? Dove punteremo quando, svegliandoci una mattina, ci accorgeremo di non essere abbastanza ricchi? E dove ci si può fermare? Dov’è “Abbastanza”?

C’è chi intende abbastanza come il grado di ricchezza tale da poter permettere all’interessato di non lavorare più per tutto il resto della sua vita. E’ un punto di vista interessante ma credo, se non utopistico, altamente rischioso e sbilanciato.

La ricchezza globale infatti va prodotta, sostenuta e stimolata. Oggi assistiamo a diversi tipi di disequazioni riguardanti l’essere o non essere ricco, e coloro che accumulano ricchezza tanto da non doverne più produrre sono decisamente pessime variabili per la nostra società.

Dunque non accettiamo la tesi dell’arricchirsi per non lavorare. Continuiamo a battere la strada dell’arricchimento intelligente, ovvero destinato a coordinarsi con i tempi e modi del nostro vivere.

Sta a noi sapere diventare ricchi, senza attendere l’eredità o il colpo di fortuna al gratta e vinci.

La nostra ricchezza, una piccola quota della ricchezza delle Nazioni, va costruita giorno per giorno, secondo una funzione graduale, con eventuali “picchi” che non altro che il risultato della nostra produttività.

Migliaia di $/mese con Adsense, intervista all’uomo ITALIANO che ha avuto successo con google.

4

Chi è Robin Good?

Robin Good è un ragazzo di 49 anni che ha scelto di trovare un percorso personale per fare ciò che gli piace nella vita e per sostenersi senza sottomettersi al tran tran “9/17 ” dei lavori nelle grandi aziende. E’ una persona che si è dedicata a studiare le nuove tecnologie e la comunicazione nei vari aspetti, interessata a scoprire come queste tecnologie possano essere utilizzate per comunicare in maniera più efficace e per dare più potere ai piccoli, agli individui, soprattutto perché è grazie a loro che possiamo ottenere il massimo cambiamento. Quindi dare la forza ai piccoli per poter cambiare anche le cose grandi.

(more…)

La giusta mentalità del vincente

2

Nella vita i soldi rivestono un’importanza basilare senza i quali la nostra esistenza potrebbe essere una lotta per sbarcare il lunario. Parecchie persone vanno avanti in tal modo. Ma perché accade ciò? Molti dicono che la ricchezza non porti la felicità. Quante volte abbiamo sentito tale frase. Davvero tante volte. Il motivo? Perché hanno false credenze.

A volte associamo ai soldi il male peggiore.

(more…)

Felicità fa rima con Ricchezza?

0

Tema dibattuto, causa di litigi filosofici, morali, sociali. Chi obietta che è ben difficile pensare ad un ricco infelice, chi risponde che è proprio la ricchezza a determinare l’infelicità delle persone. Forse questi ultimi cercano di convincersi di un tale assunto per non sovraccaricarsi di illusioni. Meglio non pensare a come sarebbe la nostra vita se avessimo un milione di euro in più.

Per chi vuole diventare ricco, il problema non si pone: chi aspira a guadagnare parecchio deve considerarsi già felice e vivere la possibilità di fare soldi letteralmente per quello che è: un arricchimento!

(more…)

Ricchi si diventa

2

Ricchi si nasce o si diventa? La via più facile per avere tantissimi soldi è senza ombre di dubbio quello di ereditarli. Ma i due terzi dei 946 miliardari nel mondo si sono creati la ricchezza con le loro mani partendo dal nulla, potendo contare solo dalla loro intraprendenza e tenacia

Per ben 50 di questi paperoni non hanno frequentato università o scuole superiori. Il più famoso tra questi e Bill Gates, il quale ha abbandonato gli studi universitari per dedicarsi completamente al proprio software. In seguito poi ha ricevuto la “laurea ad honorem” all’Harvard University dopo ben trent’anni dal suo abbandono.

Richard Desmond, magnate inglese dell’editoria, comprese che continuando gli studi non gli avrebbe portato in tasca soldi. Perciò andò a lavorare come guardaroba ad un locale. In seguito, a sedici anni, prese la giacca del fratello ed ottenne un lavoro come venditore. Da quel momento ha sempre venduto pubblicazioni editoriali: dalla pornografia, alla musica, al mondo dei vip, fra cui OK! Magazine.

Kirk Kerkorian, imprenditore multimiliardario statunitense, proprietario della Tracinda Corporation, la quale Corporation possiede anche la General Motors, abbandonò gli studi e si dedicò al pugilato. In seguito entrò nel mondo dell’aviazione comprandosi un Cessna(il quale gli serviva per trasporti) e poi una compagnia aerea, con i soldi guadagnati con il trasporto. I soldi cominciarono a crescere e acquistò 80 acri a Las Vegas e li vendeva a prezzi più alti. E tale politica la applicò con altri 82 acri sempre a Las Vegas e costruiva alberghi nella medesima città.

Sempre la stessa città a permesso a Sheldon Adelson di crearsi la propria fortuna. Figlio di un’autista di Boston, a soli dodici anni ricevette un prestito di duecento dollati e cominciò a vendere giornali. Poi divenne intermediario di mutui, consulente finanziario e di investimenti. Da adolescente si appassionò al mondo di Broadway (non frequentò scuole superiori) e decise di studiare recitazione. Ma non fu questa la sua fortuna, cioè quella di diventare attore, ma fu la sua capacità di organizzare eventi che lo portò a costruire la sua ricchezza. In seguito investì il suo denaro ai casinò di Las Vegas, Macao e Singapore con tanta fortuna. Una delle sue frasi più conosciute è: “Ho sempre amato partire senza i favori del pronostico”.

J.K.Rowling, la famosa scrittrice di Harry Potter, viveva tramite ad un sussidio di disoccupazione. Un giorno il sua agente la chiamò per dirle che la Bloomsbury aveva deciso di pubblicare il suo libro su Harry Potter e da li a poco tutti noi sappiamo che è diventata molto molto ricca.

Ingvar Kamprad, il Signor Ikea, nato nel 1926 nello Smaland (sud della Svezia), crebbe in una fattoria. Fin da subito decise di intraprendere una propria attività: vendeva fiammiferi ai propri vicini usando come mezzo di trasporto una bicicletta.. In seguito, per trarre maggiori guadagni, andava a Stoccolma per acquistare fiammiferi in grandi quantità a poco prezzo, e li rivendeva alle stesse persone. Questa sua iniziativa ebbe un buon successo e lo portò ad allargare il proprio commercio attraverso la vendita di pesce, decorazioni natalizie, penne a sfera, matite e semi. Nel 1943, all’età di 17 anni, ricevette dal padre un premio in denaro per il suo impegno negli studi e li utilizzo per dar vita a IKEA. All’inizio vendeva portafogli, penne, orologi, cornici, gioielli, etc. Ciò di cui la gente aveva bisogno a poco prezzo. Dopo due anni, nel 1945 investì sulla pubblicità sui giornali della propria IKEA eil numero di clienti aumentava sempre di più. Non riusciva più a trasportare di persona la propria merce, così creò dei cataloghi che spediva ai propri clienti e consegnava i prodotti tramite i treni. Nel 1947 introdusse i mobili nel proprio catalogo ed ebbe un enorma successo, così poi da ampliare il proprio catalogo. Nel 1951 inizia a crescere l’IKEA che noi conosciamo: tolse dal catalogo tutti i prodotti tranne i mobili e focalizzo la sua attenzione solo su di essi. Voleva diventare un venditore di mobili su vasta scala con i prezzi più bassi.

Go to Top